sabato 16 febbraio 2013

@L TEMPO



Decidiamo di vivere la propria vita in qualche modo. Decidiamo ogni giorno, molto spesso inconsciamente.  
Decidiamo cosa seguire, che musica ascoltare, che culture abbracciare, cosa mangiare, in che modo amare.
Decidiamo giorno dopo giorno chi vogliamo essere, non sempre dove vogliamo andare.
Paradossale come il passato e il presente possano vincolarci a discapito del futuro, l’unica cosa che può farci sognare.
Nel futuro c’è immaginazione. 

C’è estro, colore e freschezza. L’estasi mentale.
Il passato ci accompagna e ci consiglia, ma è solo nel futuro che possiamo augurarci un presente migliore.
Solo lì non abbiamo bisogno di scappare e di dimenticare. Ma possiamo essere.
L’esistenza che ardentemente desideriamo è nel futuro, non nel presente.

Il presente è un attimo, il futuro qualcosa di estensivamente gratificante.

Abbraccio il futuro, e modifico il mio presente costantemente. Poca retorica, molta fatica.



Vi scrivo dai tetti di Londra

venerdì 4 novembre 2011


Incipit di un fiume in piena

Sotto un inaspettato cielo " sereno di sera" londinese, seduta in un inconsueto balconcino nella residenziale South London, mi chiedo cosa ne sarà dei miei pensieri, dei miei sogni, dei miei "per aspera ad astra".
Nel vagabondare della mia mente dell' universo immaginario esistente, continuo a credere che prima o poi mi fermerò... ma in questo lontano ardire so che ciò non accadrà, disseto la mia mente a suon di esperienze, di miti sfatati, di evasioni da luoghi comuni.
Mi contamino di culture storicamente amiche e nemiche, mi confronto con il mondo del quale non ho piu paura. Mi leggo e mi rileggo cercando di centrare la trama, capire il protagonista e terminare una lettura da cui ossessionatamente dipendo senza mai un confine.
La media delle mie riflessioni non ha un più o un meno, non bilancia, non conclude.
Cecamente è l'olfatto a guidarmi in questo perpetuo respiro di vita.

4th October 2011_ London